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Il piacione Di Maio: improvvisa e si sente già premier

Il leader usa toni moderati per rassicurare chi teme la deriva sovranista con l’asse Lega-M5s.

Non si sono messi nemmeno d’accordo su chi deve dare le carte. Al tavolo, però, si comportano entrambi come mazzieri.

Luigi Di Maio ha dalla sua, comunque, il fervore da kamikaze dei suoi neo-parlamentari. Disposti, per la causa, anche a tornare al voto pur di tenere il punto. Forte di questa carta, Di Maio parla come un premier in pectore. Davanti alla platea di Confcommercio porge pillole di buon senso. E soprattutto dice cose che i commercianti vogliono sentire. «La ripresa dei consumi è ancora debole – commenta – non possiamo permetterci di soffocarla». Ricorda quindi la proposta della local tax per riunire tutti i tributi locali e per snellire la macchina burocratica. Poi offre una nuova versione del reddito di cittadinanza attraverso un facile slogan («non daremo soldi a chi sta sul divano»), quindi plaude a Pierre Moscovici, il commissario europeo per gli Affari economici con cui aveva già duellato a proposito del tetto del 3%. «Mi fa piacere – spiega Di Maio – che un grande esponente come Pierre Moscovici abbia detto che non è preoccupato della stabilità economica italiana. C’è bisogno di messaggi distensivi». Però ribadisce: «Chiederò che le clausole di salvaguardia vengano disinnescate subito». I contati telefonici con il leader della Lega (è lo stesso Salvini a confermarli), non fermano il Di Maio moderato e responsabile. Il ragazzino di Pomigliano d’Arco, insomma, vuole fugare i timori delle forze moderate che vedono nell’asse Lega-5 Stelle una pericolosa deriva sovranista volta a rigettare il vincolo del 3% di deficit e in generale la sudditanza all’Ue. Proprio davanti ai commercianti Di Maio rivendica un ruolo più forte dell’Europa, cui chiedere uniformità fiscale.

Formalizzata intanto la squadra pentastellata. Alla Camera dei deputati sarà Giulia Grillo a guidare la squadra degli eletti e Danilo Toninelli avrà lo stesso compito al Senato. I due hanno già iniziato a sondare gli altri partiti per quanto riguarda l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento. Di Maio, conferma la massima apertura del suo movimento, su questo tema. È in aula che si devono cercare i nomi dei due presidente, spiega. Altra cosa, invece, la questione del governo. Di quello si parla solo col presidente della Repubblica. E suggerisce pure di privilegiare il merito e la collegialità delle decisioni quando si devono scegliere i vertici delle società partecipate. «L’aspirante premier grillino, insomma, vuole tenere ben separate le due partite. Il governo che verrà dovrà essere il frutto del senso di responsabilità di tutte le forze politiche. «Ci sono oggi – dice – le condizioni politiche ed economiche per dare una svolta al Paese. Dobbiamo dare tutti un contributo, facendo una buona legge di bilancio e una buona programmazione economica». Per paradosso, i pentastellati vogliono un dialogo ecumenico sulla questione di governo, mentre per sul tavolo delle presidenze delle Camere chiuderebbero volentieri un accordo con il solo centrodestra: il tandem Toninelli (Senato) e Giorgetti o Calderoli (per Montecitorio).

Tratto da fonte (qui)

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