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Mammografia SI O NO? E’ rischiosa? Medico svela cosa significa, attenti al tumore del seno

La mammografia è una pratica diagnostica controversa che può portare dei rischi soprattutto se ripetuta nel tempo. Quello di seguito è il testo che la redazione di Dionidream ha ricevuto da un medico che ha preferito rimanere anonimo. Consultare sempre il proprio medico riguardo la scelta terapeutica da intraprendere.

Innanzi tutto tengo a precisare che la mammografia non è una pratica preventiva del tumore mammario ma semplicemente diagnostica e cioè quando il tumore c’è già. Infatti ho una mia amica che dopo sei mesi che aveva eseguito la mammografia che era risultata completamente negativa, palpandosi ha sentito un nodulo mammario e fatta una nuova mammografia ne è risultato un tumore mammario, e lo stesso mi ha riferito di una sua amica. Al che si è posta la domanda di quanto gli fosse servito fare la mammografia o a che addirittura questa non facesse peggio e fosse pericolosa.

Potrebbe la mammografia essere un motivo scatenante del tumore mammario?

Forse pochi sanno che i raggi X hanno la brutta abitudine di accumularsi a distanza anche di un anno o due, cioè i danni che provocano a livello del DNA e delle proteine di membrana restano per anni e forse per decenni: l’organismo non ripara un danno che può sembrare minuscolo, e quando dopo cinque anni la cellula si replica per un rinnovamento (in 5 anni tutto l’organismo si rinnova) ha la brutta abitudine di trasmettere il danno subito alle nuove cellule che derivano dalla replicazione. Pertanto se facciamo una radiografia mammaria ogni anno il danno si accumula.

A riguardo c’è un articolo illuminante del Dr. A. Capozzi intitolato “I rischi dello screening mammografico” che riporto qui parzialmente:

“Ho visto abbastanza donne morire di cancro al seno e quindi so benissimo che si tratta di una malattia terribile e capisco le motivazioni che spingono a tentare di promuovere la diagnosi precoce e il trattamento curativo.  Ma l’aspetto imperdonabile degli opuscoli è che, nonostante le proteste e le promesse di miglioramento, essi mettono in rilievo soltanto i benefici dello screening mammografico senza menzionare i possibili danni.

Il loro tono rassicurante trasmette la chiara aspettativa che qualsiasi donna razionale e socialmente responsabile accetterà l’invito.

Dovrebbe essere preoccupazione di tutti (non solo delle donne) il fatto che la decisione di sottoporsi ad un esame di screening mammografico trovi la base su informazioni non facilmente accessibili (1).
Il 68 per cento delle donne (studio) crede che lo screening addirittura riduca il rischio di avere un tumore del seno (mentre la formazione di un cancro è un evento che non si può prevenire con un esame) e non è al corrente degli aspetti negativi!”

Allora, considerate tutti gli aspetti negativi presenti nel sito relativi alla mammografia e poi tirate le conclusioni, ma non dimenticate neppure quello che ho detto sopra. Allora una donna che comincia a fare una mammografia ogni anno, poniamo che abbia 35 anni, ed arriva poniamo a 75 anni (età media) facendo mammografie, a 75 anni è come se avesse fatto 40 lastre al seno, che sebbene basse di raggi, accumulandosi fanno una radiazione cospicua.

La mammografia espone all’accumulo di radiazioni

Considerare la mammografia come prevenzione è sbagliato, come se scoprire un tumore che si è già manifestato, anche se piccolo fosse prevenzione. Ovviamente o si tratta di malafede o di completa stupidaggine, dal momento che la prevenzione comporta che il tumore neppure si sviluppi, e non scoprirlo quando è già manifesto. Ma come fare?? Mi stupisco che il fu Prof. Veronesi che ha scritto un libro sugli alimenti antitumorali non abbia tenuto in considerazione l’accumulo di radiazioni e quindi di rischio testificato ormai da innumerevoli studi (li trovate anche su Internet). Infatti il rischio aumenta esponenzialmente con l’aumentare dell’età e questo soprattutto in quelle donne che si sono sottoposte a mammografia annuale.

Un altro punto fondamentale che la Medicina Ufficiale sottolinea è che l’aspetto genetico è determinante, e cioè se la mamma ha avuto un tumore al seno, anche la figlia tenderà con ogni probabilità a svilupparlo. Da qui era nata la proposta del Prof. Veronesi di sottoporre ad intervento chirurgico di mastectomia tutte le bambine che hanno famigliarità di tumori al seno, una proposta che ritengo aberrante in quanto (ed è cosa risaputa) il fattore genetico è un cofattore e non un fattore determinante.

Tumore al seno e vitamina D

Per fare prevenzione secondo gli oncologi, c’è solo la mammografia, ma non si insegna fin dalle scuole che un corretta alimentazione per prevenire i tumori e soprattutto non si dice che la popolazione sia del nord che del sud viaggia con livelli bassissimi di Vitamina D che secondo gli ultimi studi qualificati è proprio questa carenza che causa il tumore alla mammella, e mi riferisco in particolare a quelli del Prof. Michael Holick e Prof Jeffrey Bland della Boston University, oltre a quelli di Saram Khalasa che si è sentito nel dovere di scrivere un libro sulla vitamina D.

Cosa fa la Vitamina D? Attiva un enzima, il pgc-1ALFA che è un cofattore antinfiammatorio; senza Vit D tale enzima viene disattivato causando una forte infiammazione a livello cellulare, in questo caso della mammella, si tratta di un infiammazione cronica che, dicono gli studi, può essere un motivo scatenante del tumore alla mammella. Io dubito che quella donna, anche con famigliarità, che ha una corretta alimentazione antitumorale, e Vit D alta oltre a tutti quei fattori che la sostengono possa sviluppare un tumore mammario.

Prevenzione del tumore al seno

Ma allora niente mammografia???? Che è come dire per la Medicina Ufficiale, niente prevenzione. La prevenzione la si fa dando le informazioni corrette fin dalle elementari. Capisco di fare una proposta che non potrà essere condivisa dalla medicina ufficiale, però sento che sono nel giusto.

Ed al posto della mammografia??? Che i medici utilizzino di più la semeiotica, e cioè una corretta ed accurata palpazione della mammella che si può fare anche molto spesso senza danni collaterali, fa scoprire i noduli, ed una volta scoperti allora si che si possono prendere dei provvedimenti.

Palpazione, Ecografia e Vitamina D

Si insegni anche alla donna a palparsi correttamente la mammella ed a segnalare un qualsiasi nodulo che sente ingrossarsi. A questo punto si fa un ecografia, che non ha i raggi X come la mammografia e quindi non c’è accumulo.

L’ecografia si può ripetere anche a distanza di tre mesi, e se il nodulo è sospetto si invia subito alla mammografia, ma solo in questo caso, non in tutte le donne. Chiaramente con questo sistema ridurremmo la mammografia di 100 volte e cioè sarebbe solo 1 donna su cento che esegue una mammografia, e successivamente se si sospetta malignità si fa l’agoaspirato al fine di porre diagnosi certa di tumore.

Ma quello che conta è fare vera prevenzione e questo con una corretta alimentazione, priva di proteine animali e ricca di proteine vegetali e prendendo il sole o se non fosse possibile dare degli integratori di Vitamina D in modo da portarla alta. Già questo (e mi riferisco a molti studi che ho letto) ridurrebbe del 70% l’incidenza di tumori mammari (lo dicono molti studiosi, non io).

Medico anonimo

Nota. Nell’articolo sullo iodio nascente abbiamo spiegato come l’assunzione di iodio sia correlata alla riduzione delle cisti al seno.

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