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Non solo la Tav: il “bubbone” infrastrutture pronto a esplodere. Le 30 grandi incompiute

Non c’è solo la Tav. L’elenco delle grandi opere ferme al palo è lungo e, ora che la Torino-Lione ha così prepotentemente riacceso i riflettori sul tema, la questione promette di esplodere come un bubbone. Da tempo amministratori e operatori del settore lamentano l’immobilismo del governo, ma ora hanno tutta l’aria di essere pronti al salto, portando le rivendicazioni allo scontro aperto con il governo. Non solo, dunque, le “madamine” torinesi, che hanno guidato il movimento “Sì Tav”. Ma un’alleanza trasversale tra cittadini, categorie produttive, sindacati e forze politiche che non si arrendono all’«ideologia della decrescita folle e sconfitta dalla storia», come l’ha definita Giorgia Meloni, postando sulla sua pagina Facebook l’elenco delle grandi incompiute.

Meloni: «Inchiodati all’ideologia della decrescita folle»

«Non solo la Tav: ecco le 30 principali grandi opere ferme in Italia. Siamo una nazione inchiodata al palo da un’ideologia della decrescita folle e sconfitta dalla storia, che accomuna sinistra e Movimento Cinque Stelle», ha scritto la leader di FdI, pubblicando l’elenco elaborato dall’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, che per smuovere le coscienze civili e politiche ha anche creato un apposito sito: sbloccacantieri.it. Il sito non solo denuncia direttamente lo stallo delle grandi opere pubbliche italiane, ma invita i cittadini a mandare segnalazioni e foto su «infrastrutture, edifici pubblici e territori che necessitano di interventi urgenti di manutenzione e messa in sicurezza». «Paese da codice rosso. Tutto bloccato: infrastrutture al collasso, manutenzioni assenti, opere incompiute, cantieri che non partono», si legge in apertura della pagina, che offre una mappatura dettagliata e suddivisa regione per regione del drammatico stato dell’arte. È un lungo elenco, nel quale spiccano le 30 grandi opere “rilanciate” anche da Meloni. Sono quelle che superano i 100 milioni di euro, per un importo complessivo di quasi 36 miliardi e mezzo. Si tratta con tutta evidenza di un patrimonio enorme, sia dal punto di vista strategico sia da quello dei risvolti occupazionali ed economici immediati. La Tav è solo una delle 30 voci, che vanno dalla realizzazione della Gronda di Genova alla tratta Telese-San Lorenzo della Napoli-Bari, dalla tangenziale Verona-Vicenza-Padova all’autostrada Roma-Latina, coinvolgendo praticamente tutte le regioni italiane.

Le infrastrutture, una bomba pronta a esplodere

Una bomba, si diceva, pronta a esplodere. E a farlo in tempi brevissimi: per il 20 marzo sono attesi a colloquio con il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, 600 fra amministratori, associazioni di categoria, sindacalisti, consiglieri e assessori regionali dell’Emilia Romagna. Praticamente tutti i soggetti attivi della Regione, senza distinzioni di appartenenze, che oggi hanno lanciato il loro avvertimento con una manifestazione pubblica al Palazzo dei Congressi a Bologna. «Sappiano, il ministro e il governo, che non accetteremo, in nome di una convocazione, di stravolgere i progetti che abbiamo in mente di realizzare», ha spiegato Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della conferenza delle Regioni, facendosi portavoce delle istanze di tutto il territorio e riferendosi al Passante di Bologna, alla bretella Campogalliano-Sassuolo e all’autostrada regionale Cispadana, tre grandi opere del territorio arenate e a loro volta citate nell’elenco delle 30.

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