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Russia, prima testata Hgv per i missili intercontinentali

Hgv, Hypersonic Glide Vehicle. È l’attuale tecnologia per missili balistici che prevede che la testata non rientri in atmosfera seguendo una normale traiettoria balistica – appunto – ma planando come se fosse un aliante. Un aliante che è capace di volare a Mach 20 ad una quota inferiore rispetto a quella di volo di un normale Icbm e soprattutto dotato di una manovrabilità tale da poter effettuare manovre evasive, punto sul quale però torneremo in seguito.

Nella giornata di lunedì, il vice ministro della Difesa russo, Yuri Borisov, ha annunciato in una intervista alla Krasnaya Zvezda che è stato firmato il contratto di produzione in serie del sistema “Avangard”, ovvero del sistema Hgv di fabbricazione russa, battendo sul tempo americani e cinesi.

L’annuncio arriva pochi giorni dopo il discorso di Putin all’assemblea federale sullo stato della nazione in cui il presidente russo ha dichiarato che le forze armate sono in possesso di nuove ed avveniristiche armi “virtualmente non intercettabili” dai sistemi di difesa americani e della Nato come il nuovo missile da crociera ipersonico “Kinzhal”, recentemente svelato al pubblico in un test di volo – ed appunto il nuovo sistema Hgv.

Secondo le fonti ufficiali del governo la testata ipersonica planante “Avangard” – nome in codice 15Yu71 – nasce dal progetto di ricerca e sviluppo numero 4202 il cui compimento è stato messo in atto da un team di specialisti coordinato dall’ingegnere capo Pavel Sudyukov, facente parte di un distaccamento della Corporazione Militare e Industriale sito nella città di Reutov, nell’oblast di Mosca, a 12 km ad est della capitale.

“Il sistema Avangard è stato testato a dovere”, ha detto Borisov sempre alla Krasnaya Zvezda, “ed è il risultato di uno sforzo complessivo enorme in quanto le superfici dell’unità di combattimento dell’Hgv raggiungono temperature di 2000 gradi. Effettivamente l’aliante vola nell’aria avvolto nel plasma. Sebbene quindi le sfide imposte dalla nuova tecnologia fossero notevoli per quanto riguarda i sistemi di controllo di volo e protezione, siamo comunque riusciti a trovare una soluzione efficace […]. In effetti abbiamo firmato un contratto per la produzione di massa; nessun bluff ma un serio impegno”.

Intorno alle effettive caratteristiche della nuova arma vige il massimo riserbo – nel migliore stile sovietico – però sappiamo che l’Hgv è lungo circa 5,4 metri, costruito con materiali compositi in grado di resistere alle altissime temperature del volo in atmosfera o causate dell’irraggiamento di armi laser ed è capace di una velocità di Mach 20 come già detto.
Il sistema sarà in grado di essere montato sul nuovo missile intercontinentale pesante russo Rs-28 “Sarmat” (SS-X-30 “Satan II” in codice Nato) dalla gittata di più di 10 mila km attualmente in fase avanzata di sviluppo. Al momento non è chiaro se l’Avangard avrà la capacità dual use, ovvero se potrà montare sia una testata nucleare sia convenzionale, facendone quindi un’arma versatile utile anche per attacchi di sorpresa “chirurgici” a bunker e centri C4I: quello che possiamo dire è che potrà montare una testata atomica dalla potenza compresa tra i 150 kton ed un megaton.

Secondo le fonti russe i primi test di questo sistema sarebbero cominciati già nel 2004 presso il cosmodromo di Baikonur, mentre quelli con il nuovo missile “Sarmat” sarebbero stati condotti nel 2016. Il lungo lasso di tempo che è intercorso dal primo volo sino all’ordine di produzione è imputabile non solo alla nuova tecnologia che richiede l’utilizzo di materiali e sistemi di guida – superfici mobili comprese – altamente resistenti, ma sicuramente anche all’andamento altalenante dell’economia russa alle prese con le sanzioni internazionali già da qualche anno.

La propaganda russa sostiene che il sistema Hgv “Avangard” sia “assolutamente invulnerabile ad ogni arma di difesa aerea e missilistica” ma la realtà potrebbe essere diversa. Già in seconda istanza il Cremlino lo definisce “capace di bypassare i complessi di difesa regionale”, parole che potrebbero suonare come sinonimi della frase precedente ma che in realtà così non sono. L’Avangard è sì capace di cambiare la propria traiettoria nelle 3 dimensioni (quindi mutando quota e direzione) ma data la velocità e la quota di volo non è in grado di effettuare virate strette o cabrate come un caccia. Pertanto un Hgv è in grado di evitare, virando e cambiando quota, le “bolle” di difesa antimissile note – e quindi fisse – ma potrebbe trovarsi comunque in difficoltà contro un sistema mobile. Soprattutto gli sarebbe difficile evitare un missile Abm già in volo verso il suo bersaglio, sempre che questo venga lanciato con il dovuto preavviso e sia dotato di una certa manovrabilità per cercare di ovviare alla bassa quota di volo degli Hgv rispetto ai classici veicoli di rientro di un missile balistico.

Inoltre, un sistema antimissile come l’Aegis – nella sua versione navale o ashore cioè basata a terra – che intercetta i missili balistici nella fase definita di “post boost”, ovvero dopo la spinta iniziale ma prima del rientro in atmosfera, avrebbe qualche piccola chance di colpire l’Hgv. L’unico sistema che avrebbe la certezza di neutralizzare un Icbm con testata Hgv – e qualsiasi altro missile balistico –  sarebbe quello che agisse nella fase di spinta iniziale (boost phase), ma attualmente un sistema simile non è in dotazione a nessuna potenza globale. A giugno del 2017, però, la Us Missile Defense Agency ha emanato una specifica rivolta all’industria della difesa per un sistema Hale (High Altitude Long Endurance): uno Uav (o drone) capace di portare un laser ad alta energia in grado di colpire i missili nella loro fase di spinta iniziale che voli ad altissima quota (20 Km circa), per lungo tempo (36 ore non stop), con una velocità massima di Mach 0,45 ed carico bellico compreso tra i 2.200 e 5.600 kg. A livello teorico questo particolare drone armato di laser dovrebbe essere in grado di circuitare ad altissima quota vicino alle zone di lancio (note) dei missili balistici per colpirli con il proprio laser una volta individuato il lancio.

Al momento però esiste una grossa limitazione nota ed è data dal peso di un laser ad alta potenza: i sistemi di raffreddamento di tale tipologia di arma ad energia diretta sono molto grandi e pesanti e ne fanno un’arma valida – per ora – solo per l’impiego navale o terrestre. Quello che però possiamo ipotizzare è che si stia lavorando alacremente per dotare anche l’Us Air Force di armi ad energia diretta, essendo anche un requisito dei nuovi caccia di sesta generazione, e forse entro il prossimo decennio li vedremo già in azione.

Tratto da fonte (qui)

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