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Svezia, il “paradiso dell’immigrazione” è diventato un inferno

Svezia, il “paradiso dell’immigrazione” è diventato un inferno

Stoccolma – Il governo della Svezia ha rilasciato da poco il rapporto annuale sui crimini violenti nella nazione tramite lo “Swedish Crime Prevention Council” ed i dati sono spaventosi.

La polizia di Stoccolma ammette di assistere ad una crescita di crimini violenti, come stupri e omicidi, che hanno raggiunto il livello più alto da quando se ne tiene traccia. Le violenze sessuali, sia contro donne che contro bambini, sono in crescita come i morti per morte violenta e gli episodi legati al fenomeno, praticamente incontrollabile, delle gang. Persino reati un tempo inconcepibili contro le forze di polizia sono in continua crescita, con caserme colpite con una certa frequenza da granate ed altre armi da guerra. Tutto questo ci restituisce una immagine di una Svezia molto diversa da come sia abituati ad immaginarcela.

Città come Malmö sono costellate di “no-go zone” dove il controllo dei territori non è più esercitato dallo Stato e dove le forze dell’ordine non si sognano di entrare. In tutto questo caos le priorità della classe politica svedese sembrano soprattutto essere di ordine politico o meglio onirico: dal 2016 la Polizia svedese evita di pubblicare in relazione ai colpevoli e ai sospetti di reati particolari che possano “fomentare il razzismo”come etnia, origine, colore della pelle e persino altezza, con l’importante scopo, stando al portavoce della polizia, di “evitare che alcuni gruppi etnici possano essere criminalizzati”.

In ogni caso è difficile negare che negli ultimi dati disponibili mostravano come ad esempio, i reati legati al fenomeno delle gang erano per circa il 90%, commessi da non svedesi di origine. Il primo ministro, il socialdemocratico Stefan Lefvan, nega vi sia una relazione tra la recente immigrazione e la criminalità, ma non tutti sono d’accordo e le elezioni di settembre potrebbero essere la grande occasione per gli identitari locali come i “Democratici Svedesi” che invece insistono sull’importanza di una chiusura delle frontiere e sulla lotta all’immigrazione.

La Svezia, da modello culturale che i progressisti indicano continuamente come paradiso della multirazzialità, sta diventando invece la prova provata di come, senza un minimo di omogeneità valoriale, storica e sociale, persino un paradiso possa rapidamente trasformarsi in una trappola, anzi tra pochi anni diventerà il modello che gli identitari e chiunque si opponga al fenomeno dell’immigrazione incontrollata indicheranno come il fallimento della tolleranza.

Tratto da fonte (qui)

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